• 23/02/2017 - Scuola insegnati Durjaya Yoga 0 Comments
    COSA SONO I CHAKRA?

    La scienza dei chakra (in sanscrito cakra, che significa “centro”, “ruota”) sono centri di energia sottile situati lungo la colonna vertebrale e sul capo. Ogni chakra viene raffigurato come un fiore di loto ed è associato a un colore. I chakra sono bipolari (tranne il settimo, come vedremo più avanti), nel senso che la loro energia fluisce sia dal lato anteriore del corpo, sia dal lato posteriore.

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  • 22/11/2016 0 Comments
    COS’È IL PRANAYAMA?

    Il respiro è la fonte principale di rifornimento del prana, l’energia vitale, contenuta nell’aria, come riuscire allora a ottenere il massimo dell’energia dalla

    respirazione? Le tecniche di pranayama (in sanscrito prāṇāyāma), che fanno parte dei tradizionali insegnamenti dello yoga, rappresentano un valido aiuto. Molte persone non si rendono conto di respirare male e che parte dei loro disagi fisici sono una conseguenza di questa gestione non corretta dell’energia vitale.
    Spesso le situazioni di ansia, le difficoltà a sostenere i momenti di stress oppure gli stati di spossatezza, possono dipendere dall’incapacità, purtroppo molto diffusa, di respirare correttamente e si risolvono facilmente attraverso la pratica costante di tecniche di pranayama.
    Negli stati di malessere, uno dei problemi principali è che l’energia è squilibrata. Imparare le tecniche di pranayama ci permette di ritrovare un’energia armoniosa, che fluisce liberamente e che ci consente di ritrovare l’equilibrio e il benessere perduto.
    Le tecniche yoga di pranayama (dal sanscrito āyāma, controllo e prāna, soffio vitale o energia) sono un insieme di pratiche volte a modificare in vario modo i processi di respirazione, con lo scopo di controllare l’energia vitale che possiamo acquisire attraverso la respirazione. Pranayama è anche il quarto stadio dell’Ottuplice Sentiero di Patanjali; viene dopo āsana (la retta posizione) ed è seguito da pratyahara (ritirare i sensi dagli oggetti esteriori).
    Nella pratica del pranayama è di fondamentale importanza la postura.
    È opportuno scegliere una posizione meditativa, per esempio la posizione del loto a gambe incrociate oppure la posizione sulla sedia con i piedi che poggiano a terra. La schiena deve essere ben eretta e il mento leggermente sollevato; la postura va mantenuta durante tutta la pratica.
    Il pranayama andrebbe praticato in natura o comunque in luoghi arieggiati, dove l’aria pulita, ricca di correnti di energia, può donarci il massimo dei benefici.
    Esistono molti tipi di pranayama, ognuno dei quali va a lavorare su aspetti differenti.
    In generale, il pranayama si compone di tre fasi:
    – puraka, inspirazione profonda e completa;
    – kumbhaka, trattenimento dell’aria nei polmoni (Antara Kumbhaka, trattenimento a polmoni pieni o Banya Kumbhaka, trattenimento a polmoni vuoti);
    – recaka, espirazione.
    La cosa importante, adesso, è passare alla pratica. Scegliete una tecnica di pranayama che maggiormente si avvicina alle vostre esigenze e sperimentate! Se praticate costantemente, otterrete ottimi risultati.
    Buona pratica.

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  • 14/10/2016 0 Comments
    CHE COSA SONO I MANTRA?

    La parola mantra in sanscrito significa “strumento del pensare” oppure “pensiero che offre protezione”. I mantra sono canti sacri e preghiere tipici della tradizione induista e buddhista.

    Per comprendere cosa sono i mantra e a cosa servono, è necessario dire qualcosa sulla lingua sanscrita e sui chakra (cakra).
    La scrittura sanscrita usa l’alfabeto devanagari (devanāgarī, “scrittura della città degli Dei”), composto da circa 50 fonemi. Che legame hanno questi fonemi con i chakra?
    I chakra sono centri di energia sottile formati da petali, ossia canali energetici (nāḍī) dalla cui unione nasce il chakra vero e proprio. La scienza dei chakra ci spiega che su ogni petalo è vergata una sillaba sanscrita. Secondo la teoria dei mantra, utilizzando dei fonemi che compongono le parole del canto e intonandole secondo una certa melodia, è possibile andare a stimolare i petali dei chakra corrispondente a quelle sillabe sanscrite.
    In altre parole, quando pronunciamo un mantra, i fonemi che compongono il canto vanno a stimolare per risonanza il flusso dell’energia dei chakra in cui questi fonemi sono scritti.
    Per ottenere questo risultato è importante cantare con concentrazione, con la pronuncia corretta e la giusta armonia e intonazione, altrimenti il mantra non metterà in moto le energie come ci aspettiamo.
    La ripetizione prolungata di un mantra ne aumenterà gli effetti; il numero delle ripetizioni può variare: 6, 12, 36…fino a 108 oppure alcune serie da 108. A voi la scelta!
    In ogni caso, per agevolare il conto, tradizionalmente si utilizza una mala (mālā) indiano o tibetano, una ghirlanda composta da 108 grani di legno, ambra o semi di piante sacre.
    La tradizione dei mantra è molto antica e il loro uso può avere diversi scopi.
    Esistono mantra devozionali che lavorano sulle energie del chakra del cuore, altri che aiutano a purificare il terzo chakrae agiscono sull’equilibrio tra paura e coraggio, mantra che stimolano la pace interiore e sono molto utili per superare gli stati di collera, mantra di purificazione dell’ambiente intorno a noi, altri di protezione oppure dedicati al guru…
    Anche la sillaba sanscrita Om (Oṃ) è un mantra ed è considerato il più importante di tutti.
    Per questo motivo viene chiamato paramantra, (mantra supremo), bīja mantra, (seme di tutti i mantra), praṇava mantra, (mantra primordiale) oppure akṣara, (parola, fonema).
    Rappresenta il suono dell’energia vibratoria divina che ha portato in manifestazione tutta la creazione. Nel Cristianesimo rappresenta lo Spirito Santo che viene a materializzare il mondo. Tutto il creato è in esistenza grazie alla vibrazione emessa dal Divino.
    In virtù di questo, la sillaba Om viene cantata per tre volte in apertura e in chiusura di quasi tutti i mantra.

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  • 14/10/2016 0 Comments
    STORIA DELLO YOGA IN OCCIDENTE

    L’India è da millenni la patria della spiritualità e delle pratiche dello yoga.

    Insegnato in origine dai rishi (ṛṣi), i saggi dell’Himalaya, il suo insegnamento è stato tramandato oralmente da maestro a discepolo per generazioni, mantenendo viva per molto tempo la conoscenza autentica di questa disciplina.
    Attualmente lo yoga è conosciuto in tutto il mondo e le pratiche originali si sono confuse, mescolate con altre discipline e sono state oggetto di molte modifiche e adattamenti.
    La tendenza, soprattutto in Occidente, sembra essere quella di privilegiare quegli aspetti dello yoga che vanno a lavorare sul corpo, favorendo il lavoro sul piano esteriore e trascurando il piano interiore.
    In mezzo a un universo di così tante proposte è difficile riconoscere le tecniche e le conoscenze che più si avvicinano all’autentica disciplina yoga.
    Gli scambi tra India e Occidente esistono da tempo memorabile ma verso la fine del 1800 la curiosità verso la cultura e la spiritualità del lontano Oriente subì una crescita esponenziale. La parte del mondo più materialista e la parte del mondo più filosofica e spirituale stavano costruendo un ponte che dall’India arrivava direttamente in America.
    Nel 1893 Swami Vivekananda, discepolo di Ramakrishna Paramahansa, fu invitato a partecipare al primo Parlamento delle Religioni di Chicago e, in quell’occasione, tenne una conferenza sull’Induismo che riscosse molto successo. A questo, seguirono altri viaggi, sia negli Stati Uniti che in Europa durante i quali si dedicò alla diffusione dello Yoga e del Vedānta.
    Qualche anno dopo fu la volta di Paramahansa Yogananda che partì per Boston nel 1920 per partecipare al Congresso Internazionale delle Religioni. La sua conferenza, dal titolo “La scienza della religione”, venne acclamata con entusiasmo e diventò in seguito un libro.
    La sua missione era di portare in Occidente le antiche conoscenze della disciplina scientifica dello yoga e di insegnarlo per aiutare l’uomo a evolvere spiritualmente.
    A differenza di Vivekananda, che tornò in India dopo qualche tempo, Paramahansa Yogananda fondò la Self-Realization Fellowship e si stabilì in California, dove visse per più di 30 anni, fino al momento della morte avvenuta nel 1952.
    Nel 1925 fondò la Casa Madre a Los Angeles e in seguito altri due eremitaggi, sempre in California. Viaggiò molto in ogni parte degli Stati Uniti, per portare il messaggio del Kriya Yoga attraverso conferenze e lezioni.
    La sua opera più conosciuta è “Autobiografia di uno Yogi”, tradotto in oltre 35 lingue. Le sue lezioni e gli insegnamenti vengono tramandati tutt’ora dalla Self-Realization Fellowship in America e dalla Yogoda Satsanga Society in India e le tecniche di meditazione e del Kriya Yoga sono praticate in ogni parte del mondo, contribuendo a diffondere l’antica scienza della realizzazione di sé ai ricercatori dell’elevata conoscenza yogica.

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  • 05/10/2016 0 Comments
    IL SIGNIFICATO DI VRIKSHASANA, LA POSIZIONE DELL’ ALBERO

    In moltissime culture l’albero è un archetipo sacro ed è considerato un simbolo della conoscenza, dell’evoluzione spirituale e della Divinità.

    Tutti gli āsana hanno una valenza profondamente spirituale ma la posizione dell’albero, in particolare, è una posizione di grande spiritualità.
    Sul piano fisico, va a raddrizzare la colonna vertebrale, che rappresenta l’altare dell’energia; su di essa, infatti, sono situati i sette chakra (cackra) principali. Attraverso i suoi canali, possiamo far risalire Kundalini (Kuṇḍalinī), che si trova arrotolata nel primo chakra. Questa corrente, salendo lungo la spina dorsale, va ad attivare i sette chakra, aprendo le porte che danno l’accesso a uno stato di coscienza più elevato.
    La posizione dell’albero ha la funzione di andare a lavorare su ida (iḍā) e pingala (pingalā), che sono le correnti che scorrono accanto alla colonna vertebrale e corrispondono, sul piano fisico, al sistema simpatico e parasimpatico del sistema nervoso.
    Nel momento in cui eseguiamo con concentrazione questa āsana, prima da un lato e poi dall’altro, stimoliamo il passaggio di queste due energie.
    Mentre eseguite la posizione, consigliamo sempre di fissare lo sguardo verso l’alto, su di un punto davanti a noi. Sul piano fisico, ancorare lo sguardo verso l’alto serve a mantenere l’equilibrio; sul piano spirituale rivolgere gli occhi verso l’alto significa portare l’energia a livello del sesto chakra, che si trova nel punto tra le sopracciglia. Tenere lo sguardo fisso in questo modo è inoltre una forma di concentrazione molto elevata.
    Mantenere l’equilibrio in questa posizione, non è solo un’abilità fisica ma rappresenta la stabilità che manifestiamo nella vita materiale, nei pensieri, nelle nostre energie e nella vita spirituale. Questo è il motivo per cui, quando i nostri pensieri o le nostre energie non sono in equilibrio, è così difficile mantenere la posizione.
    Quindi, il significato più profondo di Vrikshasana (vṛkṣāsana) è quello di raddrizzare la colonna vertebrale, affinché possano confluire e scorrere le energie di sushumna (suṣumnā), (la colonna vertebrale), ida e pignola (sistema simpatico e parasimpatico) e possano risalire, unite a Kundalini, fino ad arrivare al sesto chakra dove, rivolgendo lo sguardo verso l’alto, possiamo far fluire questa forte energia. In quel momento l’energia passa dal sesto al settimo chakra, chiamato il loto dai mille petali.
    Praticata con grande concentrazione, Vrikshasana porta questo meraviglioso risultato.

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  • 10/06/2016 0 Comments
    BENVENUTI SUL BLOG DI SCUOLA INSEGNANTI DURJAYA YOGA

    Il blog della Scuola Insegnanti Durjaya Yoga è dedicato a tutti coloro che vogliono approfondire gli aspetti della pratica Yoga e della filosofia del Tantra, la cultura da cui hanno origine e le tradizioni indiane alle quali sono inevitabilmente collegate.


    Nei nostri articoli parleremo inoltre di salute, alimentazione, benessere e tanto altro ancora!

    Questo blog rappresenta per noi l’inizio di una nuova avventura nel quale mettere a disposizione tutte le nostre conoscenze ma soprattutto ci offre l’opportunità di raggiungere chi non ci conosce e chi può trovare nella nostra realtà un’interessante mondo da scoprire.

    Scorrendo fra le pagine del nostro sito, troverete informazioni utili sulla nostra attività e tutti gli indirizzi utili per raggiungerci.

    Tutto lo staff di Scuola Insegnanti DurJaya Yoga vi augura quindi una buona lettura!

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