IL MITO DEL FIUME GANGE


Il fiume Gange, chiamato in India Ganga Mata (Madre Ganga), rappresenta uno dei simboli più importanti della tradizione religiosa indù ed è il fiume più sacro e venerato dagli indiani.
Le sue acque rappresentano la purificazione.

Il mito del Gange narra di un giovane Maharaja, discendente di una lunga stirpe composta da diecimila antenati e di una maledizione, lanciata contro di loro da un potente yogi.
Un giorno gli antenati entrarono in una caverna, creando disturbo ad uno yogi che meditava profondamente. Lo yogi, furibondo, aprì il terzo occhio, li incenerì e lanciò verso di loro una terribile maledizione che sarebbe ricaduta sull'intera stirpe.

Il Maharaja si disperò per la perdita dei suoi antenati e, temendo le conseguenze della maledizione lanciata dallo yogi, decise di compiere moltissime penitenze pur di ottenere la possibilità di salvare dal karma negativo i suoi antenati.
Dopo molti sacrifici ebbe finalmente una risposta da Viṣṇu, il quale concesse a questo giovane di esaudire un desiderio.
Il Maharaja chiese la purificazione e la liberazione dei suoi antenati brutalmente uccisi. Viṣṇu gli spiegò che per realizzare quanto richiesto era necessario rivolgersi alla Dea Ganga la quale, con le sue acque sacre e spiritualmente elevate, aveva il potere di purificare qualunque essere.

Viṣṇu e il Maharaja pregarono con devozione, invocando la Dea Ganga di scendere sulla Terra. La Dea ascoltò le loro preghiere e decise di accontentarli. Ma il suo flusso d’acqua, così potente e veloce, rischiava di distruggere qualunque cosa lungo il suo percorso.

Fu allora Śiva, mosso da compassione, a intervenire raccogliendo l’acqua di Ganga nei suoi capelli intrecciati, rallentandone il flusso e salvando l’umanità.

- Simbologia -

La caverna rappresenta il desiderio carnale e i diecimila antenati sono i pensieri lussuriosi da cui l’uomo è attratto.

Lo yogi è la saggezza che incenerisce questi pensieri perché allontanano da Dio.

Con la forza di volontà l’energia del secondo cakra viene purificata e si dirige verso l’alto; i diecimila pensieri perdono l’energia ingannevole della lussuria e si trasformano in pensieri di devozione. Infine, i capelli intrecciati di Śiva che raccolgono l’acqua, rappresentano il settimo cakra che, una volta spiritualizzato, ci connette alla Divinità.

Il significato di questo mito è che con la forza di volontà possiamo controllare e purificare l’energia sessuale e indirizzarla verso l’alto, verso la Divinità. In questo modo è possibile allontanare i pensieri legati al desiderio e rendere l’energia proveniente dal secondo cakra, un’energia purificatrice per la mente.

Il Maharaja è la volontà che deve dominare la mente e purificare i pensieri per poter andare verso Dio. Il flusso potente dell’acqua, il Gange, rappresenta l’energia del secondo chakra che deve essere controllata, riequilibrata e purificata con l’aiuto di Śiva, attraverso la pratica dello Yoga, del Tantra, delle Arti Marziali e delle tecniche di 
Prāṇāyāma.